Il restauro della chiesa di Sant’Antonio Abate a Parma si è configurato come un intervento complesso e multidisciplinare, in cui la ricerca storica, l’analisi strutturale e la cura del decoro artistico sono state integrate in un unico progetto. L’azione di restauro ha riguardato la chiesa stessa e gli spazi dell’ex convento, con l’obiettivo di restituire stabilità, leggibilità e fruibilità a un complesso monumentale stratificato nel tempo.
Le origini della chiesa risalgono, secondo il Chronicon Parmense, al periodo compreso tra il 1386 e il 1404, quando i canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne fondarono un primo edificio con annesso ospedale, poi trasformato in convento. La chiesa medievale, orientata verso l’attuale piazzale Santo Stefano, presentava copertura lignea e facciata gotica con rosone; nel corso del Settecento fu radicalmente ricostruita a partire dal 1712 su progetto di Ferdinando Galli Bibiena, con il successivo completamento delle strutture voltate e dell’apparato decorativo sotto la direzione di Gaetano Ghidetti. A questa fase appartengono le opere di Giuseppe Peroni, Gaetano Callani, Giovanni Gottardi e Giambettino Cignaroli.
Uno degli aspetti qualificanti dell’intervento recente è stato l’approccio metodologico conoscitivo, adottato sin dalla fase progettuale e sviluppato in cantiere secondo l’impostazione dello studio Archirestauro. Attraverso analisi stratigrafiche, studio delle tecniche costruttive e lettura critica delle superfici, è stato possibile distinguere con precisione le parti riconducibili al cantiere bibienesco, le successive interruzioni dei lavori e le riprese settecentesche guidate da Gaetano Ghidetti. In particolare, l’analisi architettonica degli elevati ha chiarito fino a che punto si spinse l’intervento di Ferdinando Galli Bibiena, contribuendo a definire la cronologia costruttiva e a orientare le scelte conservative.
Il restauro della facciata ha rappresentato uno degli interventi più significativi. Le indagini stratigrafiche hanno permesso di rintracciare gli antichi pigmenti del cantiere bibienesco, consentendo di ricostruire la facies originale con un equilibrio cromatico tra superfici intonacate e elementi lapidei. La riproposizione delle cromie storiche ha restituito alla chiesa un volto coerente con il progetto settecentesco e ha avuto un impatto visivo rilevante su via Repubblica, rinnovando la presenza scenografica dell’edificio nel contesto urbano.
Sul piano strutturale, l’edificio presentava criticità diffuse: lesioni nel frontone, dissesti della balaustra, erosioni e disgregazioni degli elementi lapidei. Gli apparati in pietra sono stati smontati, consolidati e rimontati con perni in acciaio inox e dispositivi antisismici; solo le parti irrimediabilmente compromesse sono state sostituite con materiale compatibile per provenienza e caratteristiche. All’interno, la volta traforata in muratura presentava un grave quadro fessurativo e la volta lignea centinata risultava deformata e appesantita da interventi novecenteschi.
Il consolidamento della volta traforata è stato realizzato mediante cuciture, iniezioni e rinforzi compatibili. Per la volta lignea, dopo la rimozione delle superfetazioni in vetroresina, sono state sostituite le tavolette deteriorate e integrate le centine, con un restauro complessivo delle tele dipinte. Su questa volta, in particolare, è stato eseguito un sofisticato intervento di riadesione dei tondi dipinti: una volta rimosse le tele vincolate alla vetroresina e ripristinato un intonaco a calce, si è proceduto al reinserimento delle tele con malte adesive da intonaco e perni in acciaio inox, assicurando una stabilità compatibile con la natura lignea del supporto. Questo passaggio è stato fondamentale non solo per la stabilità dei tondi, ma anche per il rispetto delle tecniche originarie e per la corretta lettura dell’opera pittorica nel suo complesso.
In questo contesto è stato progettato un sistema innovativo e reversibile di ancoraggio della volta appesa alla struttura di copertura, mediante tiranti collegati a travi orizzontali sopra le catene delle capriate e sospese alle travi di colmo e alle terzere. Tale soluzione ha permesso di svincolare la volta dalle capriate storiche, eliminando le sollecitazioni improprie e garantendo al contempo ispezionabilità e reversibilità. Inoltre, in seguito all’attacco fungino che ha interessato una capriata, è stata adottata una ricostruzione mediante protesi lignee: dopo lo scarico e l’isolamento delle parti compromesse, nuovi elementi lignei sono stati inseriti e assemblati con piastre metalliche, ristabilendo la continuità strutturale.
Accanto agli interventi strutturali e di facciata, è stato condotto un restauro artistico complessivo del ciclo pittorico interno, degli stucchi e delle statue. Le superfici affrescate sono state sottoposte a pulitura, preconsolidamento e consolidamento, mentre cornici e modanature in stucco sono state integrate rispettando le cromie del cantiere del Ghidetti, con toni bronzei. Le statue del Callani sono state restaurate e reintegrate nelle parti mancanti mediante armature leggere e materiali compatibili, restituendo all’insieme un’unità estetica e un equilibrio compositivo coerente con il contesto storico.
Il progetto ha incluso inoltre il recupero degli ambienti dell’ex convento, dedicato a San Carlo Acutis e destinato alle attività formative e aggregative. L’intervento ha valorizzato le preesistenze murarie e introdotto soluzioni impiantistiche discrete e compatibili, ristabilendo una continuità ideale con la vocazione comunitaria originaria del complesso.
Gli studi condotti e i risultati dei lavori sono stati presentati nell’ottobre 2024 in occasione di un convegno presso il Palazzo Vescovile di Parma, con la partecipazione di studiosi e specialisti del settore e in altre occasioni come Le Giornate Europee del Patrimonio Culturale organizzate dalla Soprintendenza Archeologia e Belle Arti di Parma e Piacenza (2021).
Queste occasioni di confronto hanno sottolineato il valore metodologico dell’esperienza, evidenziando come l’integrazione tra ricerca storica, analisi architettonica, archeologica e innovazione tecnica costituisca un modello virtuoso per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio monumentale